1. Iniziò così…

L’arrivo di luglio segna ufficialmente l’entrata nel quinto mese del mio progetto, un anno intero senza acquistare vestiti nuovi, scarpe incluse.

Voglio cominciare dall’inizio e condividere la storia di questo progetto, ma soprattutto, i motivi alla base di questa decisione. Inizio marzo, suppergiù, inizia il lockdown: gli italiani rimarranno chiusi in casa, salvo spostamenti essenziali per i successivi due mesi. Dopo le prime settimane in cui non si capiva pressoché nulla di quello che stava succedendo e la preoccupazione principale era procurarsi il cibo (con annesso panic buying di farina e lievito di birra in tutta la penisola), ho cominciato ad adattarmi velocemente alla situazione; anzi, di più, la quarantena ha iniziato a piacermi sul serio. Tempo, tanto tempo mai avuto prima nella mia età adulta (magari rimanere bambini per sempre, con tre mesi di vacanze estive ogni anno!). Mi sono iscritta ad un’università online e ho seguito dei corsi che mi interessavano; ho acquistato un regalo di Natale (circa € 12!) per una persona a cui voglio bene, un bel regalo ragionato in base ai suoi gusti, senza ritrovarmi come ogni anno ad arraffare un oggetto qualsiasi dagli scaffali di un negozio in mezzo alla massa di gente isterica la settimana prima di Natale, tanto per avere un pacchetto in mano al momento dello scambio dei regali (che razza di senso ha, in effetti, farsi regali in questo modo? Un regalo dovrebbe dire “Io ti penso” a chi lo riceve e dovrebbe essere un piacere per chi lo fa, non una fonte di stress aggiuntivo); ho affrontato l’alta pila di libri mai letti che tenevo ammucchiata in sgabuzzino a prendere polvere. Ma soprattutto, mi sono fermata a pensare, tanto. Ovviamente, poiché eravamo tutti chiusi in casa senza occasioni mondane all’orizzonte, di certo non ero l’unica totalmente disinteressata allo shopping sui siti di e-commerce di abbigliamento. E Dio solo sa quanto io adori i vestitini estivi floreali. Quello su cui ho maggiormente riflettuto, piuttosto, erano le mie sensazioni al riguardo: lo shopping non mi mancava assolutamente, nemmeno l’idea di poter fare una lunga passeggiata per negozi una volta finita la quarantena mi attirava più così tanto. Perché? In fin dei conti, lo shopping mi è sempre piaciuto; certo, non sono una di quelle persone che aspetta il sabato pomeriggio per fiondarsi in centro, ma un giro a negozi non l’ho mai disdegnato.

Il motivo è talmente semplice da essere quasi banale, anche se ci sono arrivata dopo diverso tempo: l’isolamento coatto in casa ha eliminato momentaneamente dalla mia vita tutto ciò che era superfluo e, rivelazione, mi ci sono trovata bene. Le uniche cose che potevo fare in casa erano le cose che in realtà mi interessavano davvero: leggere, informarmi, guardare documentari sui Paesi del mondo e scrivere (ovviamente, viaggi a parte; ma leggere e scrivere non sono forse solamente un modo diverso di viaggiare?). Attività del tutto gratuite. Dunque, se la maggior parte delle attività che mi rendono appagata sono a costo zero, perché investo il mio tempo e i miei soldi per acquistare degli oggetti non solo dispendiosi, ma che non mi rendono felice, a parte la solita ebbrezza momentanea post acquisto? Che senso ha avuto aver speso tutto quello che ho speso finora in scarpe, gioielli e vestiti (fidatevi, sono tanti!)?

Semplicemente, fin da quando siamo piccoli ci viene inculcato il mito del consumismo: consuma e sarai felice, gratificati, fatti un regalo. Ma ve le riuscite ad immaginare le risate che si fanno i pubblicitari alle nostre spalle? Lanciano l’amo sapendo già che abboccheremo.

In quarantena ho capito che l’unico regalo che possiamo fare a noi stessi è il tempo e non oggetti inutili con cui sovraffollare le nostre case fino alla claustrofobia. Per questo ho deciso di dare un freno all’acquisto impulsivo fatto sull’onda dell’emozione, per evitare di sovraccaricarmi ancora di paccottiglia inutile che acquistavo per gratificarmi. I mesi di quarantena sono stati ovviamente facili, la vera sfida sta arrivando adesso: ormai ci si muove praticamente in totale libertà, le giornate sono calde e mangiare un gelato guardando le vetrine è un buon modo per chiacchierare con le amiche; inoltre, le mie colleghe parlano di organizzare un giro ad outlets. Resistere sarà certamente più difficile, ma senza dubbio rende la sfida più stimolante.

Pubblicato da theunsettledonetravelwriter

Travel writer and nature lover. A girl with a 9 to 5 job and a passion for wandering around and getting lost. Working with gold while dreaming of sand.

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