Un anno, una vita e una pandemia dopo

Era finito abbandonato tra le ragnatele della mia mente, messo da parte come i tanti rossetti rossi che mi dimentico in giro nei cassetti del bagno. Mi sono ricordata di avere questo blog solamente qualche mese fa, quando mi sono ritrovata qualche decina di euro in meno sulla debit card per il rinnovo annuale dell’iscrizione a WordPress. Ultimo articolo pubblicato: un anno fa. Followers (si dice followers anche per WordPress, vero?): una ventina. Commenti e mi piace ai miei articoli: una manciata.
Per me un grande successo, visto che è stata la prima esposizione delle mie elucubrazioni al mondo e sinceramente già il fatto che qualche collega di blog si fosse preso la briga di leggermi mi sembrava tanto.
A quel punto, il blocco totale: i mesi successivi diventano un vortice di impegni in cui vengo risucchiata senza pietà dal lavoro, le fiere, i viaggi, i doveri; la mancanza di tempo diventa un alibi perfetto per non venire a patti con quello che è realmente: mancanza di motivazione e di stimoli; la scrittura mi va improvvisamente a noia, non ho più voglia di raccontare i miei viaggi e la routine mi riafferra per le spalle, riportandomi alla solita vita da automa, che indosso di nuovo come una tuta vecchia e logora che però ci si è ormai abituati a portare.

Fast forward a giugno 2021.

Il lockdown dovuto alla pandemia butta per aria le vite di tutti, compresa la mia, costringendomi a fare i conti con un’abbondanza di tempo mai avuta nell’età adulta. Costretta in casa e senza niente da fare (la mia azienda non ha mai implementato lo smart working) i pilastri che reggevano il mio castello di scuse hanno iniziato a sbriciolarsi come fossero di sabbia (parafrasando Viva La Vida dei Coldplay “and I discovered that my castles stand upon pillars of salt and pillars of sand”), facendomi vedere chiaramente che l’unico ostacolo sulla via che porta a quello che vorrei fare realmente, cioè scrivere, sono io. Durante la quarantena ricomincio a leggere, a frequentare corsi di scrittura online, inizio lo studio di una quarta lingua straniera e invio ad una rivista una lunga riflessione sulle infinite possibilità di reinventarci che ci offre questo periodo: la mia riflessione viene pubblicata e vedere le mie parole stampate su carta mi restituisce la mia feroce motivazione.

Non ci saranno più solo i viaggi, non soltanto per l’impossibilità quasi totale di muoversi allo stato attuale delle cose, ma tante altre riflessioni su diversi argomenti  che ho approfondito ultimamente, dando un’altra chiave di lettura al mio essere sempre unsettled, la cui definizione che preferisco è tra quelle del Cambridge dictionary, “not having a regular path”.

 

 

Pubblicato da theunsettledonetravelwriter

Travel writer and nature lover. A girl with a 9 to 5 job and a passion for wandering around and getting lost. Working with gold while dreaming of sand.

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