Lost in Hong Kong 🇭🇰

Ennesimo viaggio di lavoro ad Hong Kong, il sesto. La città negli anni l’ho girata, ho visto quel che si riusciva nelle poche ore libere serali e messo una crocetta sui must turistici (la salita al Peak con il tram che viaggia un diagonale con vista sulla baia, la traversata da Kowloon all’isola di Hong Kong sullo Star ferry, un giro al Ladies market per contrattare sul prezzo delle cianfrusaglie che acquisto come souvenir, eccetera). Stasera, complice una serata in solitaria, mi sono lasciata ispirare per la scelta del ristorante dalla fidata Lonely Planet pocket, ormai logora e piena di scarabocchi, appunti e biglietti del treno tra le pagine.

Kin’s kitchen. Cibo tradizionale, si spende poco ed è a cinque minuti a piedi dal mio hotel, la mia penna lo cerchia con un unico movimento fluido. Hong Kong spesso nasconde i ristoranti nei palazzi e quindi mi ritrovo in un ingresso molto simile ad una reception di qualche complesso di uffici, con tanto di portiere che non fa caso a me. L’ascensore si apre al quinto piano direttamente dentro al ristorante e capisco di avere fatto la scelta giusta non appena mi accorgo di essere l’unica occidentale, salvo una coppia che a occhio e croce definirei tedesca.

Mi accomodo verso una tavola a centro sala da sei, da sola, ma gli altri avventori non sembrano stupirsi di una straniera che mangia in solitaria.

Ordino deep fried tofu per iniziare e come main course un vegetable stir fry. Intanto, mi guardo intorno, le tavole sono tutte rotonde e con tovaglia bianca, in stile pranzo di matrimonio all’italiana, attorniate da sedie imbottite rosso scuro con alti schienali; appese al soffitto bianche gabbie per uccelli con all’interno bocce con pesci rossi: bizzarro, ma ad Hong Kong impari subito che tutto può succedere.

Incuriosita dal condimento arancione che mi arriva con il tofu fritto, chiedo spiegazioni al cameriere che però non parla inglese; diversamente abituata agli altri ristoranti con ampia risonanza tra i turisti occidentali dove vado di solito per lavoro dove tutti parlano inglese, stasera l’idea di non essere capita mi piace.

Probabilmente esasperati dalle mie domande, mi mandano fuori dalla cucina il cuoco, Lau Chun che mi spiega che il condimento altro non è fatto che con fagioli di soia, mostrandomi anche un video su Netflix sulla preparazione; Lau mi racconta anche che il tofu viene da una zona, Chiu Chow, a 4 ore di distanza da Hong Kong e che è fatto a mano, arrivando al ristorante pronto per essere fritto, una delizia. Ringraziandolo durante i saluti finali, scopre che sono italiana e si affretta a dirmi che la settimana prima ha organizzato una cena accompagnata da vini italiani, mostrandomi anche l’aceto balsamico di una qualche tenuta agricola del centro Italia e invitandomi a tornare se non so dove andare a cena nelle serate successive.

Questa cena mi lascia un sorriso e la soddisfazione di essermi ritagliata una serata per me per assaporare un Hong Kong finalmente diversa da quella a cui sono abituata.

Pubblicato da theunsettledonetravelwriter

Travel writer and nature lover. A girl with a 9 to 5 job and a passion for wandering around and getting lost. Working with gold while dreaming of sand.

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